A partire dagli anni Cinquanta il medico cadorino Enrico De Lotto si dedicò allo studio dell'origine e dell'evoluzione dell'occhiale raccogliendo reperti e documenti che rimasero esposti negli anni successivi nella Scuola di Ottica a Pieve di Cadore, da lui fondata. La collezione era costituita dai materiali reperiti in Cadore e in area veneta e da circa 200 pezzi acquisiti dall'ottico genovese Fritz Rathschuler. Il De Lotto organizzò la prima "Mostra dell'occhiale attraverso i secoli" e diede alle stampe il volume Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore, che costituisce ancor oggi uno degli studi più documentati su questo argomento. La famiglia De Lotto, nel 1990, donò al Museo questa piccola, ma preziosa, collezione.

 

Nel 1987 fu acquistata dal Centro Servizi Occhialeria, grazie al sostegno finanziario della Regione del Veneto e tramite la Comunità Montana di Centro Cadore, la collezione di Georges Bodart, discendente da una rinomata famiglia di ottici belgi. Si tratta di 1600 pregevoli pezzi tra occhiali, lenti, astucci, binocoli, insegne, cannocchiali, ventagli, statuette e volumi d'epoca, provenienti soprattutto dalla Francia. L'arco temporale rappresentato dagli oggetti è compreso tra il XVI secolo e gli anni Cinquanta del Novecento. Qualche anno più tardi, nel 1998, il patrimonio oggettuale venne arricchito da materiali (tra cui numerosi esemplari di occhiali orientali) provenienti dalla raccolta dello studioso Luca Moioli.

 

Per documentare gli aspetti legati alla storia dell'ottica dal secolo XIX agli anni Sessanta del Novecento vennero acquisite, a fine anni '90, la collezione dell'ottico parigino Jean Bernard Weiss, con materiali di prevalente provenienza tedesca, e quella della fabbrica di lenti dell'Esercito Italiano di Roma. Altrettanto importante per la documentazione dell'evoluzione tecnologica nella produzione di occhiali, astucci e lenti in Cadore tra la fine del secolo XIX e gli anni Sessanta del Novecento, è la collezione di Giuseppe Del Favero, di Calalzo di Cadore, diventata proprietà del Museo nel 2001. Si tratta di macchine, strumenti, prodotti semilavorati, occhiali e astucci raccolti a partire dai primi decenni del Novecento fino agli anni Sessanta.

Piano I.

L'invito di Tomàs Maldonado a prendere sul serio gli occhiali e gli altri strumenti ottici, sottolineandone la rilevanza nello sviluppo storico e sociale dell'Ottocento, è stato uno dei fili conduttori nell'ideazione del primo percorso espositivo del Museo. Le splendide collezioni di occhiali, astucci, strumenti ottici, binocoli, cannocchiali, hanno consentito di strutturare un racconto appassionante intorno a tutto ciò che le lenti, nelle loro diverse utilizzazioni, hanno rappresentato per l'uomo, almeno a cominciare dal Medioevo.

 

Il visitatore viene accolto in uno spazio oscuro da un'enorme pupilla illuminata e da una sequenza di sguardi che svelano in seguito i volti a cui appartengono. Il percorso è ritmato dalla rappresentazione di alcuni temi importanti: la vista, le sue patologie e lo sviluppo dell'oculistica; la nascita degli occhiali correttivi nel secolo XIII e le dispute sulla paternità della loro invenzione; la presenza di un'industria veneziana, già fiorente nel 1300, per la produzione di lenti da occhiali e da ingrandimento in cristallo di rocca; la priorità della nascita degli occhiali da presbite su quelli da miope. Di particolare interesse è la riproduzione di un affresco del 1352, che ritrae Fra Ugone da Provenza, intento a leggere con occhiali da presbite.

 

L'iconografia che accompagna i reperti esposti in vetrina è di grande aiuto per seguire l'evoluzione dei materiali e delle forme: occhiali a snodo di osso, corno, legno e metallo; occhiali ad arco,da parrucca o da cappello; l'introduzione delle stanghette laterali rigide agli inizi del Settecento. L'evoluzione è notevole nei secoli XVIII e XIX, con materiali preziosi (metalli smaltati, corallo, madreperla, fanoni di balena, scaglie di tartaruga di mare) e forme condizionate dalla moda: occhialini da tenere in mano (face-à-main), veri e propri gioielli che possono anche essere racchiusi nel manico di un bastone, in un ventaglio, in una collana; stringinaso (pince-nez) e occhiali a stanghetta; monocoli da inserire direttamente nel cavo dell'orbita.

 

Il condizionamento della moda incombe sugli occhiali correttivi e protettivi del XX secolo, determinando nuove forme e colori, anche grazie alla diffusione di materiali innovativi (alluminio, nichel, celluloide, ebanite, resine sintetiche, monel e titanio).

 

Alla protezione degli occhi dagli agenti atmosferici e dagli inquinanti nelle fabbriche è dedicata una sezione che vede l'ostensione di diverse tipologie di occhiali: a fessura, usati dagli eschimesi; con lenti colorate e parasoli laterali, come i famosi occhiali veneziani "alla Goldoni"; con lenti di quarzo e ametista, a cui si riconoscevano proprietà terapeutiche in Oriente; con montature avvolgenti per riparare gli occhi degli operai durante il lavoro o gli sportivi.

 

Il Museo possiede una ricca collezione di astucci per occhiali: in avorio, pelle, oro, legno dipinto, filigrana d'argento. La parte finale del percorso è riservata all'esposizione di strumenti per vedere da lontano: binocoli corti e lunghi, cannocchiali. Pregevoli quelli veneziani in cartapesta dipinta o i piccoli binocoli francesi da teatro incrostati di smalti e materiali preziosi, e ancora i ventagli con stecche decorate di avorio o tartaruga bionda, al cui centro sono inseriti minuscoli cannocchiali corti.

 

Una piccola sezione accoglie strumenti ottici e apparecchi utilizzati con intenti ludico-didattici, come le lanterne magiche e gli stereoscopi.

 

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Qui la mappa del primo piano.

 

 

Piano II.

Il secondo percorso documenta la peculiarità dello sviluppo del Distretto industriale dell'occhiale nella montuosa provincia di Belluno, a partire dalla fine del secolo XIX.

La sagoma di un venditore di forbici, di occhiali e di altra mercanzia e il richiamo degli ambulanti cadorini a comprare pettini d'osso, introducono il visitatore a scoprire il contesto storico e culturale, fortemente connotato dalla mobilità e dall'emigrazione, in cui nacque il primo laboratorio di ottica a Calalzo di Cadore, grazie all'ingegno di Angelo e Leone Frescura Petenèr e di Giovanni Lozza. Immagini storiche, oggetti, documenti originali consentono di ripercorrere i primi decenni di sviluppo dell'industria in Cadore.

 

Il passaggio di proprietà del laboratorio ottico di Frescura e Lozza all'imprenditore milanese Enrico Ferrari, e la gestione dell'attività da parte di Ulisse Cargnel nei primi anni del Novecento, rappresentano la svolta decisiva verso la modernizzazione e l'industrializzazione del comparto. Nell'azienda si formarono capi reparto e personale specializzato, capaci di dar vita, fin dai primi decenni del XX secolo, a una serie di nuove fabbriche.

 

Alle aziende più antiche, il Museo ha riservato uno spazio di approfondimento, attraverso la ricostruzione di alcune tappe della loro storia. Accanto all'esposizione cronologica della produzione di occhiali e astucci, a immagini di lavoro, a fotografie che testimoniano anche l'evoluzione tipologica degli edifici industriali, sono stati ritagliati spazi dedicati a piccole ricostruzioni di ambienti: il banco da lavoro per la fabbricazione degli astucci, le vetrine di due negozi di ottica delle ditte S.A.F.I.L.O. e Lozza degli anni Quaranta-Sessanta. La produzione cadorina e bellunese , dagli anni Cinquanta del Novecento fino ad oggi, è esposta, secondo un ordine temporale, con accenni al design, al fenomeno delle griffes che, a partire dagli anni Novanta, hanno rivoluzionato il mondo della moda e degli occhiali, ai modelli che hanno caratterizzato il tessuto produttivo in Cadore (filiera a-centrata, secondo la definizione di Luigi Fontana), rispetto a quello dell'Agordino (costellazione di imprese). Questo percorso espositivo sulla storia dell'occhialeria bellunese, racchiude al suo interno uno spazio che accoglie la parziale ricostruzione di laboratori per la fabbricazione di astucci e di occhiali in celluloide e metallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento, nonchè il racconto degli aspetti sociali del lavoro (il ruolo della moanodopera femminile e infantile, la vita di fabbrica, le lotte sindacali).
 
Lo spazio è scandito da due grandi immagini di interni di fabbrica, affiancati da banchi per la lavorazione degli occhiali. Un filmato degli anni Quaranta sulla produzione di occhiali in celluloide, un documentario del 2007 sull'ultimo artigiano che in Italia si dedica alla fabbricazione degli occhiali di tartaruga e alcune brevi testimonianze di lavoratori, consentono di accedere a informazioni importanti sui materiali, sulle tecniche di produzione, sull'organizzazione del lavoro in fabbrica e sulle condizioni igienico-sanitarie. 
 
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Qui la mappa del secondo piano.

 

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Il Monte Ricco fu probabilmente sede di un castelliere di epoca preromana, poi del castello di Cadore, e con il Regno d'Italia dalla fine dell'800 sede di due fortificazioni moderne, il Forte di Monte Ricco e Batteria Castello.

 

In epoca romana e medievale il Monte mantenne la sua funzione difensiva, tanto che prima dell'anno 1000 fu sede di un importante castello, destinato ad essere rappresentato, assieme a quello di Botestagno, nello stemma del Cadore.

 

Fu sede del Capitano mandato da Venezia e simbolo della fedeltà alla Serenissima. Fu teatro della guerra tra l'imperatore Massimiliano e la Repubblica (1508-1511). Dalla fine del '600 iniziò il lento degrado e poi l'abbandono definitivo, tanto che le sue pietre furono usate nell'ampliamento della Chiesa Arcidiaconale di S. Maria Nascente (sec. XVIII). L'altura continuò a mantenere sempre la sua funzione strategica, anche durante i moti risorgimentali del 1848, guidati da Pietro Fortunato Calvi.

 

Il Regno d'Italia fece poi edificare le due fortificazioni. Si accede al sito percorrendo sia una strada panoramica che un sentiero entrambi fiancheggiati da monumentali faggeti secolari. A est il Parco del Roccolo è raggiungibile da una comoda passeggiata, che offre una suggestiva terrazza panoramica con vista sul lago. Vi si trovano la Casetta di caccia e quella di Babbo Natale, che rendono il luogo ancora più attraente. Due sentieri collegano il Parco con la sottostante pista ciclabile, la Lunga Via delle Dolomiti.

 

Il Forte di Monte Ricco costituiva il cuore del campo trincerato di Pieve di Cadore e fu costruito a quota 953 metri nell'ultimo ventennio dell'Ottocento, quasi sul sito dell'antico castello che per secoli rappresentò la difesa e il simbolo di questa terra.

 

Esso fu concepito e realizzato per interdire le provenienze nemiche dalla stretta di Tre Ponti verso Pieve e Tai lungo la valle del Piave e per agire in stretta sinergia con la vicina Batteria Castello, distante circa 200 metri, nonché con le varie postazioni per artiglieria sulle alture sovrastanti, su Monte Tranego, Monte Zucco, Col Vidà.

 

L'impianto aveva l'asse principale rivolto su Grea, con una zona di copertura dal Collesello (930 metri slm), ad ovest di Calalzo, fino al Piave ad est di Vallesella, mentre il fronte di gola teneva sotto tiro la carrabile Tai-Perarolo, fino al costone occidentale di Monte Zovo ed i pendii a nord-est di Monte Zucco. L'armamento complessivo previsto era di quattro cannoni da 120 G e di quattro cannoni a tiro rapido, cui si aggiunsero poi due mitragliatrici Gardner modello 1886.

 

La facciata era dritta, con profilo di terrapieno, divisa in due partiv regolari da tre traverse cave, che venivano a formare due piattaforme larghe quasi 10 metri, adatte alla postazione di cannoni di medio calibro e collegate mediante scale con pendii del terrapieno. I fianchi cadevano perpendicolari rispetto alla facciata e con il fronte di gola racchiudevano uno stretto cortile, mentre nel sottosuolo erano state ricavate casematte ad un piano.

 

La gola era protetta da un largo e profondo fossato, dotato di controscarpa in muratura ed oltrepassato da un ponte levatoio, alla cui difesa provvedeva sulla parte sinistra una caponiera. Il presidio in caso di guerra era preventivato in circa 100 fanti e 30-40 artiglieri, che potevano contare per l'approvvigionamento idrico su una cisterna di 400 metri cubi, collegata anche con la vicina Batteria Castello.

 

Il forte, già divenuto obsoleto agli inizi del '900 per la sua vulerabilità da parte di eventuali artiglierie nemiche posizionate sulle alture circostanti ed inficiato soprattutto dalla sua struttura in muratura ordinaria, fu accuratamente indagato dal servizio informativo austriaco. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale faceva parte della Fortezza cadore-Maè ed era presidiato dalla 70a cp dell'VIII Gruppo del 9° Regg. Art. da Fortezza e dalla 17a cp del IV Gruppo del 7° Regg. Art. da Fortezza.

 

Tagliato fuori dal vivo delle operazioni fin dall'inizio del conflitto, soprattutto a causa della sua lontananza dalla linea del fronte, venne trasformato in centro logistico e magazzino. Abbandonato dai nostri senza gravi danneggiamenti al momento della ritirata di Caporetto, venne fatto saltare dagli austriaci nell'ottobre del 1918, prima della loro definitiva ritirata dal Cadore.

 

Il forte è stato oggetto in questi ultimi anni di impegnativi lavori di restauro, consolidamento e valorizzazione, approvati dalla giunta comunale di Pieve di Cadore nell'aprile 2008. Essi hanno portato al recupero di gran parte del fronte di gola, permettendo la leggibilità dell'impianto originale e della sua evoluzione temporale e ponendo i presupposti di una sua utilizzazione quale contenitore culturale.

 

Raggiungibile con un'amena passeggiata in mezzo al bosco e lungo un percorso che passa accanto al monumento a Pietro Fortunato Calvi dello scultore Maraini e si snoda poi all'ombre di secolari faggi, offre al visitatore un suggestivo panorama sul lago sottostante, su Perarolo e la Valle del Piave

 

Walter Musizza        

 

Contatti

Forte di Monte Ricco

Via Calvi, 6

32044 Pieve di Cadore

tel. 0435.780078

www.montericco.it

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Orario di apertura

Maggio, giugno e settembre 

dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00

Luglio e agosto

tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00

 

Ingressi

Intero    4,00 €

Ridotto - bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni, adulti over 65 anni, insegnanti    3,00 €

Cumulativo Due Musei - Forte di Monte Ricco, Museo dell'Occhiale    5,00 €

Cumulativo Quattro Museo - Forte di Monte Ricco, Museo dell'Occhiale, Casa natale di Tiziano, MARC    10,00 €

Card - consente l'ingresso al forte per un anno    10,00 €

 

Visite guidate su richiesta al costo di 35,00 € all'ora

Qui i percorsi didattici per le scuole di ogni ordine e grado

Per prenotare le attività per le scuole: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure 0435.32953

 

Lunedì 31 luglio, 7 agosto, 14 agosto e 21 agosto: visite guidate alle ore 11.00, al costo di 2,00 € in aggiunta al prezzo del biglietto

 

Il Forte è raggiungibile a piedi, con una breve passeggiata panoramica di 10 minuti circa, dal parcheggio di Piazza dei Martiri della Libertà, di fronte al Museo dell'Occhiale

 

Servizio taxi su richiesta ai seguenti numeri: 348.0590240 / 349.6638454 / 336.524094 / 328.7536842 

 

Qui il flyer del Forte 

 

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Foto di Giacomo De Donà

Nel 1956, in concomitanza con i Giochi Olimpici Invernali a Cortina d'Ampezzo, fu inaugurata a Pieve di Cadore la prima "Mostra dell'occhiale attraverso i secoli", poi riproposta nel 1959 all'Università di Padova. In quell'occasione, il curatore Enrico De Lotto auspicò l'istituzione di un Museo Nazionale dell'Occhiale in Cadore.

 

Il sogno dello studioso cadorino si sarebbe realizzato molti anni dopo la sua morte, anche grazie all'impegno di Vittorio Tabacchi, allora presidente della SAFILO, appassionato collezionista di occhiali, che si attivò per l'acquisizione di alcune importanti collezioni.

 

L'azione congiunta della Regione del Veneto, della Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno Ancona, della Comunità Montana Centro Cadore e di altri enti e associazioni, quali l'ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), il Banco Ambrosiano Veneto, la Camera di Commercio Industria Agricoltura Artigianato di Belluno, il Consorzio Occhialerie Bellunesi, la Provincia di Belluno, l'Assindustria Belluno - SIPAO e la Banca Popolare di Novara, consentì, nel 1990, l'inaugurazione del Museo dell'Occhiale a Tai di Cadore.

 

La gestione del Museo venne affidata al Centro Servizi Occhialeria fino al 1996, quando fu istituita la Fondazione Museo dell'Occhiale.

  

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Fondazione Museo dell'Occhiale onlus

Via Arsenale 15 32044 Pieve di Cadore (BL)

P.I. 00856710256 

C.F. 92005960254


Tel. 0435 32953

Fax. 0435 500213

 

Curatrice: dott.ssa Laura Zandonella: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Segreteria: dott.ssa Elena Maierotti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Il Forte di Monte Ricco, di proprietà del Comune di Pieve di Cadore, apre al pubblico per la prima volta nella sua storia, dopo un importante restauro fortemente voluto dal Comune stesso, e grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Cariverona. Inaugurato il 20 maggio scorso, viene gestito dalla Fondazione Museo dell'Occhiale onlus e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore.

 

Si accende con Fuocoapaesaggio, mostra collettiva e cantiere d’arte contemporanea di Dolomiti Contemporanee, curata da Gianluca D'Incà Levis e Giovanna Repetto. Dolomiti Contemporanee applica qui il format che ne ha contraddistinto l'azione dal 2011 ad oggi, incentrato su arte contemporanea e strategie della rigenerazione.

 

Fino a fine settembre sono coinvolti ventuno giovani artisti e numerosi partners artistici e culturali. Diversi temi declinati nell'esposizione riguardano aspetti connessi alla montagna e al paesaggio alpino. L'attivazione di una Residenza a Pieve di Cadore, possibile grazie all'impegno dell'amministrazione comunale, ha consentito e consente agli artisti di lavorare a contatto diretto con la storia e la cultura del territorio, assumendone temi e stimoli, per restituirli attraverso opere site specific.

 

La riflessione che, dal 2011, Dolomiti Contemporanee viene svolgendo sull'identità del Paesaggio contemporaneo, e sul destino del Patrimonio - d'ambiente, d'architettura, storico e culturale - passa attraverso l'individuazione dei principali siti-risorsa che marcano il paesaggio dolomitico stesso, contribuendo a configurarlo.

 

Le modalità di rigenerazione, culturale e funzionale, dei grandi siti costruiti dall'uomo, abbandonati o sottoutilizzati, è uno dei temi propri della ricerca di Dolomiti Contemporanee. Nessun sito è essenziale in sè stesso, quale mero oggetto. L'idea e la pratica del suo utilizzo, la progettazione di uso e fruizione, sono parte integrante del Bene, esattamente quanto le pietre che lo compongono, e forse più di esse. Se il sito non è un generatore di relazioni virtuose, allora è un cratere.

 

Responsabilità degli attori territoriali che operano al recupero e al riavviamento di tali strutture-risorsa, è dunque quella di individuare le linee d'azione più corrette e funzionali, coerenti con l'identità del territorio stesso, in una chiave di sostenibilità e innovazione.

 

Bisogna saper attingere al bagaglio storico-culturale che tali siti rappresentano e racchiudono, proiettandolo efficacemente nella contemporaneità.

 

La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre.

Orari e modalità di ingresso sono i medesimi del Forte di Monte Ricco.

 

Qui il video dell'inaugurazione

 

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Foto di Nicola Noro e Brando Prizzon

 

Il museo dispone di una piccola biblioteca specializzata che comprende circa 400 volumi, disponibili per la sola consultazione, che può avvenire previo accordo negli orari di apertura del Museo.

 

Sono presenti testi di ottica, industria, design, moda, storia, tutti afferenti alla tematica degli occhiali, pubblicati a partire dal XVII secolo fino ai giorni nostri.

 

Il Museo mette a disposizione il proprio personale e i propri spazi per feste di compleanno: i temi sono diversi poiché il museo può offrire molti spunti.

Le attività proposte sono mutuate da quelle per le scuole, che vengono adattate per l'occasione.

 

Qui il regolamento per le feste di compleanno

Qui il modulo di prenotazione

 

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Il Museo rende disponibili i suoi spazi per le aziende e per i privati che ne fanno richiesta, per incontri, conferenze, presentazioni, aperitivi, cene o buffet.

Per concordare costi, modalità e tempi si consiglia di rivolgersi alla segreteria

  

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Visite guidate

Il costo è di 35,00 € a visita e la durata è di circa 50 minuti.

Si consiglia sempre la prenotazione con alcuni giorni di anticipo per facilitare l'organizzazione.

È disponibile anche un servizio di visite in inglese, tedesco, francese e spagnolo

 

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Attività didattiche

Il museo ogni anno propone una serie di attività e percorsi didattici dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola dell'infanzia fino alla secondaria di secondo grado

Qui la brochure delle attività didattiche per l'anno scolastico 2017/2018

Qui il modulo di prenotazione delle attività

 

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La notte al Museo è sempre un'esperienza entusiasmante per tutti i bambini, dai 7 ai 12 anni. L'arrivo è previsto al Museo in serata. Si comincia quindi con le attività, che vengono adattate da quelle già strutturate per la didattica con le scuole, ma possono esserci anche serate a tema, con argomenti diversi. Si prosegue fino a tarda sera, quando si passa al piano superiore, nella grande sala a forma di lente, a preparare la zona notte: ciascuno con il suo sacco a pelo, cuscino, pigiama, e tutto il necessario per trascorrere la notte. Al mattino colazione tutti insieme fino all'arrivo dei genitori. 

Ogni anno la notte al museo si tiene per tre o quattro volte: contattateci direttamente se volete sapere quando ci sarà la prossima!

 

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Il Museo ha la funzione di raccogliere, studiare e conservare il patrimonio di oggetti, immagini, testimonianze scritte e orali riguardanti la storia dell'occhiale e di altri strumenti ottici nelle sue diverse declinazioni, e di documentare lo sviluppo dell'industria dell'occhiale e dei suoi annessi nella Provincia di Belluno.

 

La valorizzazione di tale patrimonio e la divulgazione degli aspetti storico-culturali ad esso sottesi costituiscono un altro importante obiettivo di questa istituzione culturale.

 

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Orari di apertura:

da settembre a giugno

dal martedì al sabato 9.30/12.30 e 15.30/18.30

 

luglio e agosto

tutti i giorni 10.00/18.30

  

Tariffe:

Biglietto intero 4,00 €

Biglietto ridotto 3,00 € - bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni, adulti over 65 anni, gruppi, insegnanti, soci FAI, Touring Club, Biblioteche Bellunesi, Areaarte

Biglietto cumulativo Due Musei 5,00 € - Museo dell'Occhiale e Forte di Monte Ricco

Biglietto cumulativo Tre Musei 7,50 € - Museo dell'Occhiale, Casa natale di Tiziano Vecellio, Museo Archeologico cadorino

Biglietto cumulativo Quattro Musei 10,00 € - Museo dell'Occhiale, Forte di Monte Ricco, Casa natale di Tiziano Vecellio, Museo Archeologico cadorino

Biglietto gratuito - bambini fino ai 6 anni, disabili e accompagnatori, giornalisti con tesserino

 

Qui gli orari e le tariffe del Forte di Monte Ricco

I percorsi del museo

I percorsi del museo

L'origine di questo straordinario strumento correttivo per la vista, declinato in luoghi e tempi diversi, e la storia del nostro territorio e dell'industria dell'occhiale in Cadore. Continua>

Curiosità

Curiosità

Ludus probatus elaboraret nam no, indoctum posidonium deterruisset ius ne, mea cu possit ullamcorper. Ius ne ullum liber, nam at diam perpetua, an quo putent prodesset.

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Aiuta il Museo dell’Occhiale

Aiuta il Museo dell’Occhiale

Vim te quas suavitate referrentur, in nec quando luptatum. Lucilius singulis mei et. Tantas laudem graece in nam.

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Il tuo 5 per mille?

Il tuo 5 per mille?

His ei voluptua suavitate, mea essent fierent an, an has fabulas gubergren appellantur. Sea etiam deserunt.

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Catalogo beni etnoantropologici

Catalogo beni etnoantropologici

La maggior parte dei reperti conservati nel Museo rientra nel Catalogo dei Beni Culturali della Regione del Veneto.

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Curiosità

Ci sono dei reperti davvero eccezionali, come questo piccolo cannocchiale nascosto all'interno di un profumatore per l'ambiente

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